RIFLESSIONI SULLE COMMEMORAZIONI DEL DUCE

Intervista del Corriere di Forlì al resp. sezione romagna Claudio Marconi in merito alle commemorazioni del Duce.
“ Noi ci sentiamo gli eredi, sarebbe meglio dire i beneficiari, delle grandi rivoluzioni nazional-popolari dei primi del ‘900. Comunque non abbiamo santini unti di patina agiografica da conservare. Consideriamo il Fascismo e la Guardia di Ferro rumena movimenti che hanno concluso la loro parentesi storica. Ci consideriamo comunque punti, cioè segmenti, che vanno ad intersecarsi sulla medesima linea retta, funzionali quanto i precedenti nelle opere, provvidenziali quanto i precedenti nelle funzioni.
Per quanto riguarda le manifestazioni di Predappio crediamo che chi ci partecipa non abbia capito che il Fascismo fu grande perché rappresentò la novità e la rottura degli schemi, perciò era proiettato verso il futuro, mentre, chi partecipa alle commemorazioni vestito da gerarca, in divisa e chi più ne ha più ne metta guarda verso il passato e dimostra di non aver capito l’essenza vera del Fascismo.
Inoltre, abbigliati in quella maniera, fanno il gioco dei nostri avversari politici perché raffigurano il fascista come l’antifascista vuole che il fascista sia.
Nel nostro DNA c’è il culto degli Avi perciò è nostro dovere commemorare i nostri morti, ma senza raffigurazioni eclatanti, e con il doveroso e religioso rispetto.
Le battaglie politiche si fanno 365 giorni all’anno, usando la penna ed il cervello, e non 3 giorni all’anno facendo il gioco degli avversari.
Grazie.
Claudio

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