ALLEANZA NAZIONALE NON C’E’ PIU’….

AN non c’è più ( finalmente… e poi chi se ne frega. )

Qualcuno li dice in malafede, altri hanno la sensazione che siano all’ultima spiaggia, altri ancora sostengono che siano “ i furbetti del quartierino” oppure opportunisti.

Molti degli attuali uomini della ex-AN, e non solo, si sarebbero accontentati di diventare consiglieri provinciali o comunali, al massimo regionali, ma mai ministri,deputati, senatori, sindaci.

Da un certo punto di vista si può sostenere che la visione di entrare a far parte del PDL, e di conseguenza del PPE ( ma una volta non dicevano “ non vogliamo morire democristiani” ?) , sia coerente.

Il MSI per molti anni è stato il portatore d’acqua al mulino della DC, mentre si dibatteva, al suo interno, se era più giusto essere anti-comunisti o anti-liberalcapitalisti, se era più giusto legarsi a Sorel, Corridoni o Bombacci ( fondatore del PCI poi aderente, in ultimo, alla RSI, scelta che ha pagato a caro prezzo a Piazzale Loreto ), oppure fare una politica di destra liberista e conservatrice.

Ma, intanto, le emorragie di giovani, molti dei quali estremamente preparati, continuavano per approdare ai lidi del socialismo nazionale, o del nazional-europeismo di Jean Thiriat, o alla Nuova Destra di Alain De Benoist, o alle formazioni extra-parlamentari.

Mentre i dirigenti sognavano “ Grandi Destre” e un “ Grande Partito degli Italiani” l’esodo continuava, ed i giovani,giovanissimi e meno giovani continuavano a morire nelle strade, nelle piazze,davanti alle sezioni oppure sotto casa – noi non dimenticheremo mai i 23 morti che hanno contrassegnato la storia del MSI-.

Mentre i dirigenti cercavano riparo e sistemazione in qualche angiporto parlamentare, o regionale, o comunale, o provinciale, i giovani e giovanissimi continuavano ad andare in piazza ed in galera, ma, si sa, è sempre la solita storia dell’inserimento nel Sistema perché al suo interno si combatte meglio, e questa è una solenne cazzata alibistica di chi ha rinunciato alla lotta.

Ma quei giovani e giovanissimi avevano una purezza di Spirito ed una nobiltà di intenti che non ha mai, non dico dato da pensare, ma dato da riflettere: la voglia di sistemazione dirigenziale era troppo forte ( bisogna pur campare,no? ).

Gianfranco Fini, però, con questo “ mondo “ non c’entrava, al più era uno studentello delle magistrali appassionato di cinema e di John Wayne in particolare, e, credo, si stupì non poco quando si accorse di essere entrato in un Partito dove, i giovani suoi coetanei, tifavano più per i Vietcong che per gli americani.

Fini non è mai stato “ fascista “, non ha mai avuto una cultura “fascista”, tuttavia seppe essere buon allievo di Almirante ed annasò immediatamente le potenzialità “ di governo” di quel partito ( non dimentichiamo che Montanelli faceva una strenua campagna per recuperare i voti del MSI alla democrazia ).

Fini è stato il protagonista del lungo viaggio che ha portato il MSI, prima in AN poi nel PDL: è stato l’artefice della distruzione di un “ mondo “, è stato il maggior testimonial della “ Milano da bere”, è la personificazione dello juppy rampante che passa sopra a tutto e tutti pur di arrivare.

Ma in AN erano ancora presenti, in piccola parte, vecchie “ illusioni” di chi aveva una storia, un passato,una dignità, un patrimonio ormai reso non spendibile: bisogna cancellare, annientare, distruggere tutto questo.

Ed ecco l’invito del Padre-padrone, non solo di Mediaset , ma anche di vari giornali e, perfino di una squadra di calcio, di abbandonare quelle cose vecchie come il mondo, di modernizzarsi, di dare un taglio cesareo alla storia ed al passato: entrare nel partito unico PDL, questo enorme frullatore che amalgama i cervelli ed annichilisce l’Uomo.

Ma anche questa volta, tra sdoganamenti continui e “ ripensamenti “ storici, AN si è andata svuotando ed il malumore è arrivato al punto di costringere perfino ad applaudire il dire “ antiamericano” e “antimercatista “ del liberale Tremonti.

Ora gli ex-missini, gli ex-alleanzini si trovano a braccetto con democristiani. Socialisti, liberali, radicali, ma, le loro carriere, sono ormai al sicuro.

Il prezzo da pagare è altissimo: la perdità di identità, il cedimento totale ad una forza atlantista e liberista, la perdita del Patrimonio Storico,in poche parole, diventare un numero tra le migliaia di dipendenti del Padre-padrone.

Questa forza, il PDL,che guarda con terrore all’attuale crisi finanziaria che devasta, non solo il liberal-capitalismo, ma tutto il mondo e che crede di salvarsi invocando maggior “ sicurezza”, spezzettando l’Italia con un federalismo incosciente,cercando di salvare le banche – tra i maggiori responsabili di questa crisi – e non chi lavora e produce.

Ma se la crisi arriverà davvero e pesantemente chi si salverà?

Soltanto coloro che ancora credono nella loro identità di italiani ed europei, che ancora hanno l’amore per la loro Terra, che credono ancora nella Patria, che credono ancora che il lavoro serve alla qualificazione spirituale e materiale dell’uomo: in poche parole: quelli che ancora credono che la Tradizione si può essere momentaneamente occultata ma che non è mai sparita e che mai sparirà.

Quando eravamo giovani, usciti dal MSI, con in testa tante e belle Idee, con i libri di Evola,Codreanu,Primo della Rivera,Degrelle,Jung,e tanti, tanti altri cantavamo: La Rivoluzione è come il vento, la si può rallentare, le si può far perdere tempo, ma non si può fermare.

Claudio Marconi
26 Marzo 2009

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